La Competizione, il Gioco della Musica e del Destino
Programma
Giovanni Giacomo Gastoldi (c. 1554 – 1609)
L’innamorato (A lieta vita)
Il bell’humore
Orazio Vecchi (1550 – 1605)
Fa una canzone senza note
Adriano Banchieri (1568 – 1634)
Contrappunto bestiale alla mente
Orlando di Lasso (c. 1532 – 1594)
O là, o che bon eccho!
Giaches de Wert (1535 – 1596)
Vezzosi augelli
Cipriano de Rore (1515/16 – 1565)
O sonno, o della stanca vita riposo
Mia benigna
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)
Più non si trovano
Giovanni Giacomo Gastoldi (c. 1554 – 1609)
Amor vittorioso
Georg Friedrich Händel (1685 – 1759)
See the conqu’ring hero comes!
Esecutori
La Stagione Armonica
Soprani
Aoki Honoka
Ines Margarida Coutinho Campinho
Federica Cazzaro
Chiara Bertolotti
Contralti
Maria Ilaria Cosma
Viviana Giorgi
Tenori
Francesco Carletti
Alessandro Gargiulo
Bassi
Alessandro Magagnin
Filippo Bordin
Alessandro Pitteri
Aldo Fiorentin, clavicembalo
Nora Fuser, attore
Nicola Rampazzo, Direttore
Realizzazione di Alessandro Bressanello
Il programma odierno invita l’ascoltatore a riscoprire la musica non solo come arte contemplativa, ma come un campo da gioco dove si sfidano l’ingegno dei compositori, la bravura degli esecutori e le mutevoli sorti dell’animo umano.
Il viaggio ha inizio sotto il segno della gioia e del ritmo. I Balletti di Giovanni Giacomo Gastoldi (L’innamorato, Il bell’humore) ci portano nelle corti del tardo Cinquecento, dove la musica è invito alla danza e celebrazione del piacere vitale. Qui il gioco è trasparente, quasi infantile nella sua perfezione ritmica, ma già venato dall’ironia di Orazio Vecchi in Fa una canzone senza note nere, il compositore gioca con la tecnica stessa: una sfida al virtuosismo estremo in favore di una melodia piana e soave, specchio di una serenità cercata e difesa.
La competizione si sposta poi sul piano della rappresentazione e della parodia. Con Adriano Banchieri, la polifonia si fa “bestiale”: una sfida umoristica tra la dottrina del contrappunto e l’imitazione degli animali, dove il rigore accademico viene scardinato dal riso. Questo gioco di specchi prosegue con l’eco di Orlando di Lasso, che trasforma lo spazio fisico in uno strumento di inganno acustico, e con la sfida naturalistica di Giaches de Wert. Nei suoi Vezzosi augelli, la natura stessa entra in gara, cercando di superare in dolcezza e virtuosismo l’arte del compositore.
Ma ogni gioco ha il suo rovescio. Il programma vira verso la riflessione profonda con Cipriano de Rore. In O sonno e Mia benigna fortuna, il gioco della vita si scontra con l’oscurità e l’asprezza del destino. Qui la competizione è interiore: la lotta tra il desiderio di oblio e l’inesorabile scorrere delle ore. Anche Wolfgang Amadeus Mozart, con il disincanto metastasiano di Più non si trovano, ci avverte che tra mille amanti la fedeltà è un gioco di maschere dove spesso trionfa l’incostanza.
Il percorso giunge infine al suo compimento. Dopo l’asprezza del dubbio, la musica torna a farsi celebrazione della vittoria. È l’apoteosi del vincitore che trova la sua eco definitiva nell’Amor vittorioso di Gastoldi. La competizione si scioglie nel trionfo, la musica vince sul destino, e lo spirito umano, attraverso il “gioco” dell’arte, raggiunge finalmente le stelle. Infine con il coro di Händel, lo spirito olimpico si manifesta in tutta la sua gloria: l’eroe viene incoronato, i giochi sono pronti.
