Next Events

Festival Trento Musica Antica

Hours and date:
Saturday 23 October-2021 at 21:00
Place:
Chiesa di San Francesco Saverio Via Roma, 57, 38122 Trento TN
Tickets:
Share:

Programma

Alessandro Scarlatti (1660-1725)

Sonata IX in la minore ¹ (allegro, largo, fuga, largo e piano, allegro)
Miserere (Salmo L) a quattro voci

Domenico Scarlatti (1685-1757)

Magnificat a 4 voci ²

Francesco Mancini (1672-1737)

Sonata XIX in mi minore ³ (allegrissimo, larghetto, fuga, moderato, allegro)

Francesco Durante (1684-1755)

Te Deum in do maggiore a 4 con strumenti

¹ Concerti di flauto di diversi autori, ms, Napoli 1725, revisione di S. Balestracci

² Biblioteca del Conservatorio di Mosca, ms

³ Concerti di flauto di diversi autori, ms, Napoli 1725, revisione di S. Balestracci

Versione manoscritta della British Library senza strumenti a fiato, revisione di S. Balestracci

Esecutori

soprani
FEDERICA CAZZARO
STEFANIA CERUTTI
SILVIA POLLET *
SHEILA RECH

contralti
LAURA BRUGNERA *
ILARIA COSMA
VIVIANA GIORGI

* soli

tenori
MICHELE DA ROS
MAURIZIO MINELLI
ALESSANDRO GARGIULO *

bassi
ALESSANDRO BERTON
FILIPPO BORDIN *
ALESSANDRO MAGAGNIN
ALESSANDRO PITTERI

ISOBEL HOWARD-CORDONE, violino
SVETLANA FOMINA, violino
SILVIA DE ROSSO, viola da gamba
LUCA STEVANATO, violone
DARIO PISASALE, arciliuto
ALBERTO MARON, organo
SERGIO BALESTRACCI, flauto e direzione

Indubbiamente Alessandro Scarlatti fu il caposcuola dell’importante fioritura musicale a Napoli tra la fine del ‘600 e buona parte del ‘700. Non c’è repertorio nel quale il grande palermitano non si sia prodotto con opere di grande rilievo, dal melodramma alle cantate profane, dalla musica sacra alla musica strumentale per vari strumenti, ponendo le basi di un linguaggio nello stesso tempo ricco di dottrina e attento al cantabile. A lui si ricollegano in vario modo diversi autori napoletani del ‘700 (tra i più famosi Pergolesi, Leo, Paisiello) eseguiti e ammirati non solo in Italia; si potrebbe dire che mettendo mano a qualunque composizione di quest’ambiente musicale si resta ogni volta sorpresi per la bellezza non convenzionale del cantabile che ha contraddistinto quella stagione musicale. Perciò non è casuale che un programma di musica napoletana inizi con una composizione di Scarlatti padre, e precisamente con uno dei sette concerti per flauto presenti nella famosa collezione del 1725 del Conservatorio San Pietro a Majella. Anche il concerto di Francesco Mancini è tratto da quella collezione che comprende dodici composizioni di quest’autore e testimonia, confermandola, quell’aura napoletana così presente anche nella musica strumentale. Nel suo viaggio in Italia anche Johann Joachim Quantz era stato colpito dalla fioritura a Napoli delle composizioni con flauto, sonate e concerti, la quale sembra fosse dovuta alla richiesta del residente console inglese, appassionato dilettante di quello strumento, e continuò poi, quasi fino alla metà del secolo come elemento consueto nei programmi dei concerti nelle case signorili del centro partenopeo. Il figlio di Alessandro, Domenico, si dedicò soprattutto alle composizioni per clavicembalo, oltre ad alcune opere teatrali e alle cantate da camera; ma soprattutto nella sua giovinezza non trascurò anche il repertorio sacro, e Il Magnificat a 4 voci, per molto tempo considerato perduto, deve probabilmente essere datato tra la prima e la seconda decade del ‘700, forse in anni vicini al famoso Stabat Mater a 10 voci, composto a Roma nel 1715, probabilmente per la Cappella Giulia di cui era direttore. Francesco Durante si inserisce pienamente in questa tradizione, componendo in tutti i generi musicali e amplificando il linguaggio della scuola napoletana con un numero ragguardevole di allievi illustri (Traetta, Piccinni, Paisiello, Sacchini, Ciampi, Jommelli). Del Te Deum a quattro voci e strumenti sono giunte fino a noi poche copie manoscritte, con leggere varianti (all’Archivio del Duomo di Siena, alla British Library, alla Biblioteca Nazionale di Parigi e alla Biblioteca del Conservatorio di Milano). A nostra conoscenza questo Te Deum non è stato ripreso in tempi recenti e costituisce quindi una prima esecuzione moderna. E’ caratterizzato dall’alternanza di interventi corali con brevi sortite solistiche, senza vere e proprie arie; ritorna anche qui quel gusto della linea melodica condotta con sapienza cantabile, tipica dell’ambiente napoletano, che continuerà ad essere uno dei punti di forza di quella scuola fino alla fine del secolo.

Sergio Balestracci

Missa pro defunctis 7 v. (Excerpt) Ahi que dolor (excpert)